UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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giovedì 10 agosto 2017

LORENZO VIANI. L’ANARCHICO CON QUELLA FACCIA UN PO’ COSI’.


Il pazzo, / acceffa la scodella di pane  la lecca / la tritola come un cane. / Guattisce / grugola / trugola,/ mugola, / col viso entro la scodella di pane / che lecca e tritola come un cane / Il teatro è fornito d'uscite di sicurezza
Lorenzo Viani

 



Ha la faccia un po’ così e l’espressione un po’ cosi Lorenzo Viani quando lo vedi nelle foto. Fateci caso, anche i suoi quadri e disegni sembrano somigliarli, che siano ritratti di uomini o donne. Persino le barchette di pescatori nel porto possiedono uno strano family feeling. Come i cani, che finiscono per essere identici ai loro padroni. O come le coppe di vecchi innamorati, che stanno insieme dai tempi del liceo e che mangiano la sera in trattoria, rubandosi gli assaggi.
E negli ultimi tempi Lorenzo sta sempre a bocca aperta, come una carpa, per quel maledetto asma che lo avrebbe condotto al cimitero e che lo fa sembrare sempre stupito o sul punto di dire qualche cosa.

Lorenzaccio, come lo chiamano gli amici, è un’idealista e un’anima in pena che rincorre la creatività in tutte le sue forme. Ho acquistato una sua filastrocca autografa che sembra già una poesia visiva per la sua anomalia creativa.  E scrive, disegna, scende in piazza contro ogni torto.
Un genio in ogni suo frammento che appartiene di diritto a quella categoria di artisti italiani che abbiamo rimosso, per molto tempo emarginato, colpevole di un’adesione al primo fascismo che non gli sarà mai perdonata. Un movimento che a guardar bene gli è del tutto avulso, sia culturalmente che ideologicamente. Anarchico della prima ora, convinto che la rivoluzione deve avere come avanguardia gli artisti, non gli intellettuali, i pensatori, i filosofi.

Benedizione dei morti in mare

Una vita tormentata, che parte proprio dalle contraddizioni della nascita. A Viareggio nel 1882.
Suo padre Rinaldo, al servizio di Don Carlo di Borbone lavora nel Grande Palazzo Reale, sul viale dei Tigli che congiunge la città marinara con la frazione di Torre del Lago. All’epoca si contano 36 persone di servizio, e Lorenzo può fingere di essere un principino.
Preferisce però il caos del porto di Viareggio, dove scappa quando può. Del resto si ferma alla terza elementare per una congenita insofferenza a ogni forma di disciplina.
Spedito dal padre come apprendista e “ragazzo spazzola” presso il barbiere Fortunato Primo Puccini e poi, presso il collega, il socialista anarchico Narciso Fontanini, legge ogni genere di libelli. Acuisce il suo odio per i potenti anche la vicenda del padre, che licenziato dai Borbone viene ridotto in breve tempo in miseria. Non è certo un caso che i derelitti saranno una delle sue continue materie narrative.

Viareggio è un posto strano dove la fede e la devozione più accesa convivono con le prime idee di ateismo, socialismo, anarchia, tanto che inizia a ospitare i primi scontri della lotta di classe e i primi tafferugli.
Lorenzo Viani è sempre in prima fila, a scazzottare, finisce addirittura in carcere. E quando non lotta, dorme sulle pietre del molo o passa le notti al "Casone", ritrovo abituale di vagabondi e ricercati o a bere all’Osteria dei Trascurati “…tanto umida che ci si spengevano le candele”.

E’ in questi anni che inizia a disegnare e a leggere come un forsennato.
Conosce il pittore Plinio Nomellini che a sua volta lo presenta al vecchio Fattori, che commenta con benevolenza i suoi disegni "pieni di errori, ma di buoni errori".
Ha 24 anni e si è iscritto alla Libera Scuola di Nudo annessa all'Accademia di Belle Arti di Firenze e diviene esponente della cultura trasgressiva della Versilia che ha quello sfaccendato di Puccini come grande sacerdote.

Nel 1907 alla Biennale veneziana presenta I dispersi e Gli ossessi che ne consacrano il suo status di artista. E’ pronto al suo primo dei tanti viaggio a Parigi, tappa fondamentale del suo percorso artistico e personale.
La sua pittura di matrice espressionista, è più europea che italiana, più maledetta che consolatoria. Tra il 1911 e il 1915 la sua attività s’intensifica e al mestiere di pittore si affianca quello di giornalista, politico e scrittore.
Ora ha anche uno studio, offerto a Viareggio dalla municipalità, anche se continua a essere una “testa calda” sino a quando non scoppia la guerra ed è chiamato alle armi.

dolore
Finito il conflitto nel 1919 si sposa a Viareggio con Giulia Giorgetti, maestra elementare, dalla quale avrà tre figli, che segue nei diversi incarichi in giro per la Toscana, insegnando lui stesso e scrivendo per più testate, compreso il Popolo d’Italia di Benito Mussolini e poi con il Corriere della Sera, esponendo più volte alla Biennale scrivendo romanzi e raccolte di incisioni.
Iniziano, però, a farsi sempre più presenti gli attacchi di asma che lo obbligano a spostarsi in varie stazioni climatiche sino al Sanatorio di Nozzano dove rimane confinato fino al luglio del 1934. Uno spazio di vecchia concezione, dove in uno speciale sono ricoverati i malati di mente, nel quale realizza un vasto ciclo di malati e alienati mentali.
Nel 1936 si reca a Roma. Deve realizzare un ciclo di pitture a tema marinaresco per il Collegio di Orfani IV Novembre di Ostia, l'inaugurazione è prevista per il 4 novembre. Ma Lorenzo sta sempre peggio, non riesce a finire il lavoro e muore il 2 novembre, il giorno dei morti, stroncato da un attacco d'asma.
E’ stato anche uno scrittore importante e immaginifico, creatore di parole, e un poeta straordinario, che ha realizzato il più bel titolo della letteratura italiana: “Scriverò poesie così mi diranno poeta”, titolo e allo stesso tempo manifesto. Geniale per un tipo che non aveva neanche la IV elementare.



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