UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 13 agosto 2017

GROVER & CLYDE


"I've been a teacher all my life and I think I might as well be a teacher after I'm dead, so why don't I just give you my body." When Hunt agreed, Krantz added "But there's one catch: You
have to keep my dogs with me."     

   



Poco prima di morire di cancro nel 2002 l’antropologo Grover Krantz (1931-2002), tra i più fieri difensori della teoria di Bigfoot, ha donato il suo corpo alla scienza. Anzi, al prestigioso  Smithsonian di Washington (Smithsonian, the world's largest museum and research complex, with 19 museums, 9 research centers, and affiliates around the world…). Ma a una condizione. Essere ricomposto al suo amato cane Clyed, un gigantesco Irish Wolfhounds. La proposta venne accettata e nel 2009 vennero esposti per due anni insieme nel National Museum of Natural History nella mostra "Written in Bone: Forensic Files of the 17th-Century”.   
L’unico imbarazzo era quando gridava “Molla l’osso!”. Risata.




Sempre meglio comunque della moda di New Orleans (ma succede anche in Sud Africa) del funerale con il sitting dead, come se il defunto fosse ancora vivo, circondato dalle cose che amava. Un problema di estetica della morte che ricollega il presente ai culti funerari di 3000 anni fa.


 

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