UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 11 aprile 2017

I GRAFFITI DI STEINBERG A MILANO E L’EPIDEMIA DI IMBECILLI

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Dieci a uno che non lo sapete. Ma Saul Steinberg, quello della celebre copertina/icona di New York, era rumeno. E visse per sette anni in Italia. Prima che un imbecille introdusse le leggi razziali, e altri imbecilli, per ignoranza, decisero di cancellarlo. Ma andiamo per ordine.
 
Nel 1933 Saul partì infatti per Milano, dove si laureò al Politecnico in architettura, e dove abitò, pubblicando vignette umoristiche sulla rivista satirica Bertoldo. 
Il periodo italiano lasciò un segno importante nella vita di Steinberg, che per tutta la vita mantenne contatti con artisti e intellettuali italiani, come Aldo Buzzi, tornando più volte a lavorare in Italia. Nel 1940, a causa delle leggi razziali, fu costretto a partire per gli Stati Uniti, dove cominciò a lavorare per il New Yorker: un sodalizio fruttuoso (642 illustrazioni e 85 copertine), durato sessant’anni. 
Nel 1943, presa la cittadinanza americana, si arruolò in marina, e passò gli anni della guerra fra l’estremo oriente, l’Africa e l’Italia. Nei decenni successivi viaggiò molto in Africa, America ed Europa, e vivendo anche a Parigi, Hollywood, e in Italia, e consolidando la sua fama di disegnatore di vignette mute, leggero e profondissimo.

 


Quello che non sanno è che degli imbecilli, a causa di un intervento condominiale scellerato, hanno cancellato nel 1997 uno dei suoi lavori più inusuali e bizzarri, la sua decorazione (graffito nero su fondo bianco) di inizio anni ’60 nell’androne della Palazzina Meyer a Milano su progetto dello straordinario studio di architetti BBPR.
Un affresco, o meglio graffito, realizzato dall' artista nel '61, dopo mesi di lavoro, nell'ingresso dello storico palazzo di via Bigli 5, nel cuore nobile di Milano. Un intervento grande più di cento metri quadri, carico di immagini e di personaggi, che occupava tutti i lati dell'androne di casa. Su mura probabilmente distrutte per costruire una megabitazione di 1000 mq, senza che ci sia stata un intervento dei Beni Culturali, che non avevano notificato l’edificio. Senza sapere se l’opera in carico al direttore dei lavori l'ingegnere comasco Giacomo Mantegazza sia stata distrutta o coperta.
Un mondo di scribilli e forme perse per sempre, che possiamo rivedere solo nelle foto lasciate da Ugo Mulas.

Una signora che abitava nel palazzo, così raccontà a Repubblica: Anch' io mi chiedo che fine abbia fatto. Ma non lo so. Ricordo che fu mio padre a commissionare il graffito nel 61. Non posso dimenticare i mesi di lavoro di Steinberg, nell' ingresso di casa. Era un personaggio affascinante, molto originale, si intratteneva spesso a parlare con noi. Diceva che Don Chisciotte era un precursore della psicoanalisi, perché prendeva sul serio i mostri e li combatteva…”

 

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