Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 17 aprile 2017

GLI EROI NORD COREANI, ARMATI DI MATITE E PC

L’UOMO NON LO (S)PIEGHI. Anzi, lo pieghi, ma quello rinasce, e tutto passa. Ogni politica, fede, impero, passa. Ricordatevelo sempre.
Così, passerà anche la dittatura nordcoreana, sperando che Trump non usi la Corea, unico stato nemico con un esercito regolare e una capitale da bombardare, per migliorare il suo CV di eroe di cartapesta. E non occuparsi di altri problemi, in parte causati anche dalla politica disastrosa di mr. Bush. Ma questo è un altro discorso.
 


Ebbene, giù il cappello.
Yellow Kim Press, è una factory nordcoreana di fumetti che per sessant’anni ha combattuto il regime clandestinamente, con le armi della satira e dell’iconoclastia. Un’avventura pericolosa che ha un nome: Aju Meosjin, di cui non esistono fotografie ufficiali.       

Come ha raccontato bene Bizzarro Bazar, Aju nasce a Pyongyang nel 1946, e cresce fra stampe e litografie di suo padre, tipografo.
Quando eredita la tipografia, alla morte del padre, Aju ha soltanto undici anni ma evidentemente è cresciuto in fretta e ha le idee fin troppo chiare. Comincia a rifiutarsi di produrre gruim-chaek, le stampe a disegni di propaganda governativa, e fonda la casa editrice Yellow Kim, con cui sogna di dare voce al sottobosco di artisti locali, spesso dissidenti.”
Quando il padre muore, rileva la tipografia, e inizia a raccogliere i più scapestrati delle giovani matite. Dagli anni della beat generation coinvolge sempre più talenti, stampando poi le fanzine nella Corea del Sud, e o di nascosto al Nord, ma viene perseguitato e la tipografia chiusa.
Alla morte di Kim Jong nel 2011 inscena la propria morte per tentare la fuga, approfittando del lutto nazionale. Anche questo progetto fallisce, e la polizia arresta il gruppo, ma Aju riesce ancora una volta a scappare. Di lui non si sa più nulla.








Ma la realtà, come sempre, supera la fantasia.
 

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