Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 23 marzo 2017

DANDISSIMI, I SAPEUR CONGOLESI. FASHION VICTIM, MA SOPRATTUTTO ESTETI.

I sapeur congolesi sono gli esponenti della Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes: la società delle persone eleganti e di quelli che “sanno creare l’atmosfera”, come amano definirsi. E lo fanno, in un zone poverissime, investendo tutti i loro averi in abiti e accessori. Così totalmente affascinanti da soprendere ad ogni scatto, tanto da diventare oggetto di reportage, documentari, e addirittura di una campagna pubblicitaria della Guinness.



I Sapeurs hanno assorbito l’eleganza dagli coloni europei intorno agli anni ’20, ma l’hanno fatta propria, instaurando i loro canoni. Negli anni Settanta, il dittatore Mobutu cercò di cancellare i retaggi coloniali proibendo, per l’uso di giacca e cravatta, che considerava inaccettabili “simboli degli oppressori”. Il tiranno aveva “invitato” anzi gli zairesi a indossare una sorta di uniforme nazionale, chiamata abacost (dal francese “à bas le costume”), costituita da una casacca leggera dal taglio sgraziato accompagnata da un paio di pantaloni slavati. Sfidando il regime, i Sapeurs si rifiutarono, continuando a “sfilare” per le strade poverissime del Paese nei loro inappuntabili completi sgargianti, con tanto di papillon e pipa di scena, guanti bianchi e bastone da passeggio.

colonial syle, 1920

Poche le regole base:
I colori sono fondamentali: ben vengano i toni sgargianti ma devono essere sposati bene, e mai più di tre nello stesso outfit (ammesi nelle cravatte).       
Le bretelle sono per pochi: se non hai un po’ di pancia, evita.        
Un buon abito richiede un buon portamento, e una camminata felpata che consenta a tutti di ammirare i dettagli, calzini compresi.
Un vero dandy ha più di un outifit.
Gli accessori sono parte integrante.
Tutto deve essere immacolato e stirato alla perfezione.




Nola Hatterman, On the Terrace, 1930. Il ritratto dell'artista
Jimmy van der Lak, Amsterdam 
Jimmy arrived in Amsterdam in and as the only Black man in the city



First independent Congolese government. Brazzaville, 1960.

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