UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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martedì 26 settembre 2017

BIGLIETTI DA VISITA. CHI SEI E CIO' CHE VORRESTI ESSERE

Ormai quasi più nessuno, privatamente, gli commissiona.
Io li fece fare per mia figlia, a 9 anni, con su scritto GIULIA e sotto BAMBINA ... ma lei si vergognà un po' e li uso pochissimo.
Reggono bene invece per il business e di solito dopo li lanci in una scatola. Leggi Wiki e scopri che sono stati inventati nel 1700 in Francia, per poi venire adottati in Italia a partire dal 1730, tanto che se ne trova una citazione in Goldoni:

«Partendo da Bologna, facendo a lei ritorno, in visite una volta spendeva tutto il giorno: ora con i biglietti supplisco a ogni impegno.Ah! I Francesi, i Francesi hanno il gran bell'ingegno!»
Il Cavalier Giocondo, 1755

Non ne sarei così certo. Pericle ad esempio faceva precedete le sue viste alla sua amante Aspasia di Mileto, intorno al 440 a.C da una striscia di papiro con scritto sopra il proprio nome. Sino alla fine dell’800 furono di fatto territorio dei tipografi, che ne codificarono impostazione e grammatura (circa 350 gr.). Poi con le avanguardie che equiparano la grafica all’arte, si capì che poteva dare spazio a nuove esplorazioni, ma sono rimasti una delle grandi risorse delle tipografie sino al 2000, prima di perdere diffusione. Eppure hanno un senso preciso, degno della semiotica. Perché un biglietto da visita non ti dice solo che ci sei, ma chi sei, e soprattutto, chi vorresti essere.








 




































LOTTE LASERSTEIN, QUELLA CHE E’ ANDATA A LETTO PRESTO.

“Neue Frau” era il termine che veniva dato alle donne giovani, ribelli e indipendenti, alle “teste calde” che popolarono la Germania tra le due guerre, che si tagliavano i capelli corti e vestivano da uomini, come nel ritratto in fondo alla pagina. Ma si ballò solo un decennio, prima che il calcagno del nazismo schiacciasse le loro teste.

Tra queste, Lotte Laserstein, che in più era ebrea, e che fu costretta a rifugiarsi in Svezia allo scoppio della Guerra dove e poi scomparsa in una vita oscura di cui non è rimasta praticamente traccia.







Dissolvenza.

Nel 1986 il suo lavoro, che ha il suo corpus tra il 1920 e il 1930 viene riscoperto da uno scrittore che cercava informazioni sul Prof. Erich Wolfsfeld, che era stato anche il maestro di pittura di Lotte. Nessuno conosce questa artista. Nel 1987 venne così organizzata alla Belgrave Gallery di Londra una mostra che fece molto parlare, anche se portò poi alla dispersione delle sue opere.

Lotte, che era nata in Prussia nel 1898 morirà a 95 anni a Kalmar in Svezia nel 1993. Può essere collegata alla Nuova Oggettività o al Realismo tedesco.






Self Portrait With A Cat