Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

domenica 31 maggio 2015

CASUALITA' DEL MERCATO DELL'ARTE


Guardate questo quadro. Roma, quartiere Trieste, 2002 circa. 100 x140, se ricordo bene. Un amico mi chiama e dice: "Ho visto un quadro bellissimo, anni '30, non è firmato, l'antiquario l'ha trovato in una casa. Chiede 3 milioni di lire... ti va di dividerlo?". 
Vado a vederlo. E' bellissimo e indecifrabile. Classico. Moderno. Se
mbra un Piero della Francesca.
Proviamo ad acquistarlo, l'antiquario è indeciso. Sale a 5 milioni di lire... Non sa che fare. Dice che vuole fare delle ricerche. Boh. Ciao.


Tre mesi dopo viene quotato da aste Babuino 13.000 euro e venduto a 80.000 euro (la lira è divenuta euro).
Tre mesi dopo o poco più lo rivedo al Palazzo della Permanente di Milano, con la assegnazione a Franco Gentilini, prezzo di vendita 100.000 euro.
Mi mordo il labbro. poi, ne ho perso le tracce. Questa è la storia. Buona notte.


GRAN FINALE
Ora si intitola "Composizione con figure", (1935-1944), olio e tempera su tela applicata su tavola, cm 135x101,5, autentica di Franco Gentilini. La figura centrale è un autoritratto dell'artista negli anni Trenta. 

giovedì 28 maggio 2015

FRANK ZAPPA, INSIGHT.


Questa è la creatività. O hai una intuizione immediata, parliamo di nanosecondi, o devi lavorare duro, come un minatore che spacca pietre sperando di trovare un diamante tra le rocce e la mmerda degli altri minatori. Utilizzi tutti i trucchi del mestiere. Conosci le falde e cerchi di interpretare i segnali. Di solito un minatore trova solo pietre. Qualche volta, poche volte nella vita, diamanti.    
L’intuizione si chiama “insight” nel linguaggio del marketing e della percezione.


Questo è quello che è successo all’artista underground Neon Park quando Frank Zappa lo convoca, gli porge la copertina di settembre 1956 di Man’s Life Mans che raffigura un uomo attaccato e divorato dalle donnole e gli dice: “This is it.! …Cosa si può fare peggio di questo?".
Neon accetta la sfida, prende la rivista e se ne va.

La risposta due giorni dopo. Adatta il soggetto a una pubblicità del 1953 per il rasoio Scick. Questa è la storia di Weasels Ripped My Flesh è il nono album di Frank Zappa (il settimo con le "sue" Mothers of Invention), uscito nel 1970.
Questo è il genio, di entrambi. Forse è casualità. Sicuramente insight.


Mothers of Invention sono stati un gruppo musicale formatosi nel 1964 sulle ceneri dei Soul Giants, una band che si esibiva nei pub e nei locali da ballo californiani. Il chitarrista e compositore Frank Zappa, assunto come sostituto di uno dei membri originali, ne assunse presto la guida.
I Mothers of Invention si distinsero dai gruppi dell'epoca per le influenze musicali eterogenee (dal free jazz alla musica colta) e per la carica dissacratoria ottenuta sia con i testi che con espedienti teatrali mutuati dal dadaismo nelle esibizioni dal vivo. Frank Zappa lasciò definitivamente il gruppo nel 1969.
Frank Zappa continuò ad usare la denominazione di Mothers o Mothers of Invention sino al 1975, dopodiché prese a denominare le formazioni che lo accompagnavano come "Zappa Band".
P.S. Zappa era un Genio, migliore anche della sua musica.

martedì 26 maggio 2015

REALISMO, IDEALISMO, UTOPIA, POLITICA. UNA LETTERA INEDITA DI RENATO GUTTUSO A ENRICO ACCATINO.


Caro Accatino,

grazie della tua lettera. Essa è una prova del tuo animo generoso e del tuo amore per la pittura. Se almeno tra noi c’è civiltà e rispetto e reciproca fiducia e stima, ciò ci dà la forza a resistere contro i tanti cani arrabbiati che urlano contro il lavoro umano e contro le opere dell’ingegno.
Perciò la tua lettera mi giunge assai cara e mi commuove. Vorrei vederti più spesso e se credi di farmi vedere la grande pittura che stai facendo te ne sarò grato. Abbiamo bisogno, per questa grande battaglia di rinnovamento dell’arte italiana, di tutte le forze nostre migliori. Una nuova forza è incominciata, superato il momento della polemica e della confusione dei termini. Perciò “realismo” significa ormai qualcosa di più profondo e vasto del “neo-realismo”, come noi (pochi) abbiamo sempre voluto e chiesto, e come nel lavoro di ci siamo impegnati a testimoniare.
Già si vede chi ce la fa e chi non ce la fa. Ora noi facciamo un giornale per il quale vorremmo sforzarci di segnalare il meglio che c’è in questa corrente, al di fuori di ogni settarismo politico, ma solo per l’arte italiana reale ed umana, comprensibile e profondamente legata ai nostri sentimenti, alle azioni, alla vita del nostro popolo e alle sue tradizioni nelle stesso tempo culturali e popolari, di lavoro, di lotta e di genio.

Ti abbraccio. Renato Guttuso

Renato Guttuso, 1950
Enrico Accatino 1949



Siamo tra il 1947 e il 1949. Renato Guttuso è un pittore di successo, di casa alla Biennale di Venezia, nei collettivi, nei salotti e nelle redazioni di tutta Italia. Ha circa 40 anni, e comunista della prima ora, si gode ora il privilegio di essere uno che, in fondo, ha già vinto. Uno che viene supportato dal partito, che vende bene. Un rivoluzionario che si potrebbe sedere.

Ma è proprio così? Non sembra in questa forte e illuminante lettera inedita che ci piace condividere per la prima volta e che svela la forte tempra morale e idealista che caratterizza il primo Guttuso, e che unisce per alcuni anni due artisti con storie e approdi fortemente diversi.

Nove anni di differenza sono niente quando si è adulti. Un abisso quando hai 29 anni e stai debuttando nel mondo dell’arte. Questa la condizione di Enrico Accatino (Genova 1920-Roma 2007), giunto a Roma dopo un lungo andirivieni tra Italia (ha fatto persino il tonnarotto alle mattanze di Carloforte) e Francia, al quale Renato Guttuso al vernissage della sua prima mostra a via Margutta decide di comprare i suoi primi due quadri, complice Roberto Melli, che li ha presentati e che con entrambi condivide le merende sulla terrazza della sua casa popolare a Testaccio e l’aver visto in un ragazzo senza arte né parte ripercorrere i suoi stessi soggetti. Quello che li unisce è un’attenzione per le persone umili, il lavoro dei campi (molte opere hanno nomi simili: zappatori, vangatori, spaccapietre…) delle persone più semplici. Ci arrivano per due strade diverse, politica per Renato, etica per Accatino dando vita tra il 1946 e il i primi anni ’50 a opere molto simili. Ma nasce una stima che durerà per anni, sino a quando il rifiuto di Enrico di schierarsi in maniera militante, e la sua conversione all’astrattismo, che nel 1957e il 1958, porterà alla definitiva rottura tra i due. 

Enrico Accatino
Renato Guttuso
Enrico Accatino, 1948 . contandini
Renato Guttuso, 1951, contandini
Fichi d'India, Renato Guttuso
Fichi d'India, Enrico Accatino 

Oggetto della lettera, il realismo (contro il neo-realismo modaiolo subito imperante). Tema che Guttuso affronta in vari articoli su "Vie Nuove", "L'Unità" e "Rinascita", che presuppone una pittura popolare e accessibile alle masse. “Pur non potendo negare le affinità con il realismo socialista sovietico, Guttuso sostiene che la propria ideologia artistica scaturisce da convinzioni profondamente sentite e non imposta da alcun sistema politico.“
Qualche volta, bisognerebbe risalire alle fonti.



10 ANNI DOPO - 1960

ENRICO ACCATINO, COMPOSIZIONE, 1959






GUTTUSO, RITRATTO DI DONNA,  1960













domenica 24 maggio 2015

KAI HORNA. LA SURREALISTA ANARCHICA.


1937. spagna. la scala del convento. fotomontaggio

Kati Horna (1912-2000), fotografa ungherese, proveniente da una famiglia aristocratica ha abbandonato una vita agiata e tendenzialmente provinciale per compromettersi con il mondo. Questo è uno dei segreti della vita, scegliere di cambiare vita, identità, radici. Alternare il surrealismo con la crudezza della vita (fotografa carceri, guerre, handicap). Rischiare, forse vincere. Forse no, sapendo comunque di aver mischiato le carte.


... Paradises Kati Horna. Untitled, série Oda a la necrofília

Ha partecipato alla guerra civile in Spagna e aderito a gruppi anarchici come Mujeres Libres o Tierra y Libertad, caratterizzandosi per uno stile del tutto autonomo. Emigrata in Messico nel 1939, ha fatto parte della cerchia surrealista, sia a Parigi che a Città del Messico, insegnando fotografia presso la Scuola Nacional de Artes Plásticas e presso la Universidad Iberoamericana.

Le sue immagini di donne anziane, bambini, madri e bambini sono strazianti sia nella loro immediatezza e visionario sia nella scelta della materia e immagini come la donna al seno nel campo profughi di Madrid presenterà la dignità e la forza delle donne sotto assedio.” Pazzesche, anche per violenza e originalità, le visioni surrealiste realizzate in Messico, molto apprezzate da Luis Bunel. Uno sguardo magico e quotidiano che punta a cercare il magico e l’onirico anche nella realtà più cruda. 

Kati Horna nello studio di József Pécsi Budapest, 1933 


Il suo nome originale era Kati Deutsch. Da giovane apprende le tecniche di fotografia a Budapest, dove lavora nello studio del prestigioso fotografo ungherese Josef Pécs. Da lui conosce Robert Capa, con il quale sarà per breve tempo anche socia.

Nel 1932 si trasferisce a Parigi, dove completa la sua formazione iniziando a collaborare con l'agenzia francese Agence Foto. Entrata in contatto con il gruppo surrealista che si riuniva in Montparnasse al Café des fleurs  ne subisce la seduzione. E insieme al suo amico, l'artista Wolfgang Burger (un giovane rifugiato tedesco, discepolo di Max Ernst), sviluppa tra il 1935 e il 1937 una serie di immagini, che criticano la situazione politica europea, ridicolizzando in particolare la figura di Hitler. Il clima di rottura e di utopia in cui Horna vive a Parigi, contribuisce a rafforzare la sua ideologia libertaria.



Partita per documentare gli orrori della guerra civile spagnola, si innamora del suo futuro marito, il pittore e scultore José Horna (del quale prenderà il cognome) con il quale si recherà insieme a Parigi, quando l’invasione nazista la fa fuggire di nuovo, questa volta in Messico, come tanti artisti e dei rifugiati in generale, tra cui Tina Modotti. Frequenta un ambiente fervido e stimolante, compreda Frida Khalo e Leonora Carrington, imprevedibile scrittrice e pittrice britanninca, trapiantata in Messico.


Leonora Carrington, Kati Horna, Remedios Varo, Mexico, 1957.
Il Messico sarà la sua patria definitiva. Kati Horna morirà nell'ottobre 2000. Anche il nuovo secolo si è riuscita a vedere. Incontentabile…


 

sabato 23 maggio 2015

JANO GOEBEL. COME ATTRAVERSO UN VETRO.




Targe Jeno Goebel (Budapest, 4 giugno 1896 - Budapest, 23 novembre 1944) è un pittore ungherese. Dopo aver studiato presso la locale scuola di design arte della vetrata prosegue gli studi presso l'Accademia di Belle Arti. Dimostra un talento precoce e grazie a una borsa di studio può recarsi a Parigi, dove avverte fortemente l’influenza di Paul Cézanne e di Giorgio de Chirico. Dipinge e opera a Barbizon per poi iniziare a confrontarsi con la cultura delle avanguardie, tornando in patria, membro del KUT e del Munkácsy Gilda. La sua pittura, in effetti, sembra ricordare proprio la luce che filtra dal vetro colorato.


La sua pittura, inizialmente solare e positiva inizia a riempirsi di segni sempre più enigmatici e surreali, che lo accompagneranno per tutto il periodo bellico. Morirà a soli 48 anni nel 1944.

Bánáti Sverák József (1897-1951) 1926, ritratto dei pittori Jeno Goebel
 a sinistra e Jenő Barcsay (1900–1988), membri fondatori di Szentendre Art Colony (1926)


Vörös Géza, il magiaro magistrale

autoritratto
Prendete appunti, perché non si trova su di lui un testo se non in ungherese: Vörös Géza (1897-1957).  Pittore e grafico ungherese di nascita, internazionale nella testa quanto relegato nell’ambito di un’avanguardia solida, quanto ignorata dal mondo occidentale. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti, per 40 anni resterà a Szentendren della quale divenne uno dei fondatori della Szentendre Art Colony (1926 – 1934). Bellissimi i suoi autoritratti degli anni '20 e '30 che ho scoperto capitando per caso mentre surgavo sul web.

nudo nello studio, autoritratto, 1930
autoritratto
il pittore e la modella, 1927

Bánáti Sverák József (1897-1951) 1926, ritratto dei pittori Jeno Goebel a sinistra e Jenő Barcsay (1900–1988), membri fondatori di Szentendre Art Colony (1926).


mercoledì 20 maggio 2015

ARTURO NATHAN. CONCENTRAZIONE. CONCENTRAMENTO.


Autoritratto a occhi chiusi, 1926

Arturo Nathan nasce a Trieste nel 1891, deportato a Bergen Belsen per le sue origini ebraiche, morirà nel campo di concentramento di Biberach nel 1944. Perché qualcuno debba soffrire e morire perché appartiene a qualcosa, o crede in qualcosa, non riuscirò mai a comprenderlo. Ma questo, è un altro discorso.

Fragile emotivamente, simbolista e rarefatto, è stato accostato a De Chirico e alla Metafisica, area di influenza che lo aveva fortemente colpito nel suo soggiorno romano. Non sempre le opere sono, a parer mio, di livello assoluto. O quantomeno di un livello parti a questi due ritratti, di tristezza e intensità siderale. Autoritratto a occhi chiusi, 1926 e L'esiliato, 1928.

L'esiliato, 1928
Dopo aver prestato servizio militare da obiettore di coscienza nell'esercito inglese, torna a casa con una forte depressione. A Trieste, Edoardo Weiss, allievo di Freud, lo incoraggia a dedicarsi alla pittura per combattere il suo disagio. Autodidatta, inizia così a dipingere e a legarsi ad ambienti culturali come quello de la rivista La Voce o a Trieste, a Saba. Espone, e in pochi anni riesce a farsi apprezzare e a esporre alla Biennale di Venezia, già nel 1926. Vi esporrà ancora nel 1928, nel 1930 e nel 1932. L'opera l'incendiario viene acquistato per la collezione del Museo d'arte Moderna di Mosca, ed è oggi all'Hermitage di San Pietroburgo. Espone poi alla Galleria Milano di Vittorio Barbaroux, e viene notato da Giorgio de Chirico. Partecipa anche a due edizioni della Quadriennale di Roma.

Verso la fine degli anni Trenta, con l'emanazione delle leggi razziali, Nathan smette di dipingere ad olio. E' inviato al confino, nelle Marche, dove esegue solo pastelli,preziosi e luminosissimi. Da lì sarà deportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. E' incredibile quanto poco si sappia sulla morte delle persone, se non un luogo e una data.




mercoledì 13 maggio 2015

LA STORIA DEL QUADRO MALEDETTO...paura, eh?

Tenete a largo i superstiziosi, perché questa è una vicenda abbastanza incredibile. E incrociamo le dita anche noi.
Nel 2000 è accaduto un episodio singolare sul canale di vendita online Ebay: comparve un titolo che enunciava la vendita di un Haunted Painting (dipinto maledetto).

 

La descrizione del quadro sosteneva che durante la notte i personaggi dipinti potessero uscire dalla loro “cornice” ed interagire nel luogo che li avrebbe accolti.
La pagina conteneva anche diverse fotografie in cui il personaggio femminile (una specie di bambola senza occhi) impugnava una pistola per intimidire il protagonista maschile. L’inserzione includeva addirittura un esonero di responsabilità dei venditori per eventuali danni subiti dall’acquirente. L’annuncio si trasformò in poco tempo in un fenomeno epidemico che toccò più di 30.000 visite. La potenza di suggestione fu così alta che alcuni giurarono di essersi sentiti male alla sola vista dell’immagine. Il quadro, apparentemente privo di valore, ricevette oltre trenta offerte e fu venduto per 1.025 dollari alla Perception Gallery, in Michigan. L’artista del quadro, Bill Stoneham, si dimostrò alquanto meravigliato delle voci bizzarre che circolavano attorno al suo dipinto, anche se poi raccontò di strani episodi che lo coinvolsero prima della vendita online: il proprietario della galleria in cui il quadro fu esposto per la prima volta e il critico che per primo recensì il quadro, morirono dopo essere entrati in contatto con l’opera. Certo è che il quadrò contiene sicuramente un’aurea enigmatica e inquietante. Una bambina, dall’aspetto di una marionetta, trattiene, con aria triste e malinconica, una batteria; accanto a lei un ragazzino poco più alto, dotato di una testa sproporzionata, guarda dritto l’osservatore con aria severa e interrogativa. Dietro di loro si scorg0e una porta vetrata da cui si intravedono delle mani avvolte nell’oscurità. Le notizie che circolano ancora adesso attorno a questa leggenda sono piuttosto curiose e in rete ne troverete molteplici assaggi. Fatto sta che dietro ogni mistero, maledizione o pericolo, emerge come sempre una certa dose di attrazione e fascino. (ref. Daily Best)


IL PRIMO OGGETTO CONOSCIUTO DI CONTENUTO ARTISTICO E' UN SASSO.


Lo so, rimarrete di sasso, ma il Ciottolo di Makapansgat, Sud Africa, tre milioni di anni fa è il primo oggetto conosciuto, definito di Contenuto artistico.
Fu trovato nel 1925 accanto ai resti di un Australophithecus. Le analisi geologiche posizionano la pietra originaria di una zona piuttosto lontana, e si è avanzata l'ipotesi (Garner) che l'Australophithecus l'abbia ritrovata durante una marcia, notata e poi accentuata la rassomiglianza con un viso, l'abbia portato con sè fino alla morte. Avrebbe cioè dato a un sasso una valenza estetica e non funzionale.


Sul retro del ciottolo c'è una seconda immagine, che assomiglia al volto di un australopiteco. Questo ciottolo a due facce dagli studiosi è ritenuto casuale, ma è stato usato da un australopiteco, come se fosse una scultura, e quindi si deve ritenere la prima forma conosciuta di PRE-ARTE, cioè l'uso del trovato fatto prima della fabbricazione di sculture antropomorfe o zoomorfe per riti di culto. 

Reperita da W.I. EITZMAN nel 1925. Misure forse circa 7 cm. di altezza. Provenienza: Makapansgat (Valley of the Northern Province, South Africa) Datazione assoluta: 3.000.000 anni (Dart) e 2,5 - 2,9 milioni anni (Bednarik) Reperto studiato da Raymond Dart, Mary Leakey, Robert G. Bednarik





martedì 12 maggio 2015

LEE KRASNER GENIO INCOMPRESO.


E’ giusto che un artista sacrifichi il proprio talento per quello di genio molto più in gamba? Fino a che punto l’amore coniugale può giustificare il sacrificio della propria affermazione personale? Chi sarebbe oggi Lee Krasner se non avesse subito la discriminazione di genere? E Pollock sarebbe riuscito a rivoluzionare il mondo dell’arte senza il suo supporto? Riportiamo un articolo pubblicato in rete. Ognuna si faccia la sua opinione...



Non è raro che un grande uomo voglia avere come compagna una grande donna, purtroppo può accadere che il genio maschile oscuri quello della consorte, trasformandola in una misera first lady al proprio servizio. E’ il caso di Lee Krasner, uno dei principali esponenti dell’Espressionismo Astratto, purtroppo ricordata più per il matrimonio con il grande Pollock che per il proprio personale contributo al mondo dell’arte. Una rapida ricerca su Google è il metodo più rapido per osservare come viene indegnamente rappresentata Lee Krasner agli occhi del mondo nonostante i recenti riconoscimenti ricevuti dai principali musei occidentali: nelle pagine dedicate al marito viene spesso citata semplicemente come “una pittrice”, come se non fosse stata anche lei un genio dell’Espressionismo Astratto, mentre negli articoli a lei dedicati si presta sempre più attenzione alla sua vita coniugale piuttosto che alla sua carriera artistica.

Non sapremo mai che cosa sarebbe riuscita a fare Lee Krasner se non fosse stata oppressa dalla misoginia dell’epoca e se non si fosse lei stessa consacrata alla promozione della carriera di Pollock (che difficilmente sarebbe riuscito a produrre qualcosa di buono senza l’aiuto della moglie), anziché dedicarsi alla propria produzione artistica. Ci sembra quindi giusto ricordarla per il suo incredibile contributo all'arte e per la straordinaria forza d’animo con cui ha saputo farsi strada in un mondo di uomini.


Lenore Krassner nacque a Brooklyn il 27 ottobre 1908 da Joseph e Anna Krasner, ebrei ortodossi immigrati dalla Bessarabia. Cresciuta in un ambiente colto e benestante, la piccola Lena manifestò sin da giovanissima la propria passione per la pittura. Il suo incredibile talento si forma in eccellenti scuole d’arte come la Women’s Art School. Dopo un breve periodo al Greenwich House, trovò lavoro alla Temporary Emergency Relief Administration. Questo periodo, che coincise con la Crisi del ’29, fu duro per l’artista, ma la Krasner riuscì a non abbandonare la propria carriera artistica grazie ad un piccolo impiego come cameriera e posando come modella per altri artisti. Le sue opere sono influenzate dalle prime avanguardie: i colori forti e vibranti ricordano le tele di Matisse, il Fauvismo, il Costruttivismo. La Krasner entrò a far parte del Federal Art Project, un’agenzia che sosteneva gli artisti nel corso della Grande Depressione, dove, nel 1937, entrò a far parte della classe di Hans Hoffmann, che gli insegnò i principi del cubismo e la indirizzò verso il neo-cubismo astratto. Hoffmann era molto fiero dei progressi della Krasner ma restio a riconoscere il talento di una donna lodò un’opera della giovane con queste sconfortanti parole: -This is so good you would not know it was painted by a woman -. Nonostante le avanguardie americane stessero infrangendo molti dogmi dell’arte, le donne non erano considerate degne di dipingere al fianco degli uomini. Fu dunque in un ambiente misogino che nacque l’Espressionismo Astratto e la Krasner, per potersi confrontare equamente con i colleghi uomini, scelse di firmare le proprie opere con il nome maschile Lee.

Lee Krasner incontrò per la prima volta Jacson Pollock nel 1936, ad una festa organizzata dal sindacato artisti. Era una ballerina eccellente e fece sfigurare il timido e goffo Pollock, che le pestava continuamente i piedi. L’amore  sbocciò molto più tardi, nel 1942, quando  John Graham organizzò una mostra a New York cui avrebbero dovuto partecipare entrambi: Lee fu invitata ad entrare nello studio di Pollock e venne conquistata dalla rivoluzionaria vitalità delle opere del pittore. Lee e Jackson avevano un sacco di cose in comune: oltre ad essere eccellenti pittori d’avanguardia, erano politicamente attivi a sinistra sebbene la Krasner, a differenza del marito, disapprovasse la politica di Stalin e gli rimproverò sempre di aver nascosto nel proprio studio il pittore messicano stalinista integralista Alfaro Siqueiros, quando la polizia di New York lo ricercava per il coinvolgimento nell’omicidio di Trotsky a Mexico City. Lee era maggiormente inserita nei gruppi più importanti del momento rispetto al marito, che all’epoca era sconosciuto, inoltre appariva più serena e decisa nella sua trasgressiva vita di artista: Lee infatti non aveva mai paura di dire quello che pensava, posava nuda, beveva e fumava molto; Pollock invece appariva sempre a disagio ed era molto introverso (raccontava infatti di sentirsi “come un mollusco in una conchiglia”), quando era all’apice del proprio malessere cercava conforto nell’alcool e nel misticismo, che scatenavano in lui violenti attacchi di rabbia seguiti da periodi di mutismo. I due artisti traevano l’ispirazione da correnti artistiche profondamente differenti. Quando Pollock venne ricoverato in reparto psichiatria nel 1937 per i propri problemi di alcolismo e depressione, affrontò i propri demoni attraverso la pittura ispirandosi all’arte dei nativi americani e alla cultura sciamanica che ammirava da bambino. Lee invece preferiva modelli più raffinati, Rimbaud, Baudelaire, Mondrian.

I due artisti si sposarono il 25 ottobre 1945 e, da questo momento in poi, Lee consacrò la sua esistenza alla carriera del marito diventando la sua principale critica d’arte, discutendo con lui e sostenendolo in ogni modo possibile, consentendogli di coltivare il proprio genio e le sue rivoluzionarie intuizioni per diventare il più importante artista della seconda metà del Novecento. Fu Lee Krasner a sostenere Pollock, così come aiutò l’artista ad uscire, almeno in un primo momento, dal baratro dell’alcool e della depressione. Si trattò non soltanto di uno straordinario atto d’amore da parte di una moglie sinceramente innamorata, ma purtroppo anche di un gesto di auto-sabotaggio artistico perché la Krasner ha mortificato la propria brillante carriera per Pollock.

L’indissolubile rapporto instauratosi tra i coniugi fece ingelosire Peggy Guggenheim, una famosa mecenate dell’epoca che ammirava immensamente le opere di Pollock. La donna, una ricca ereditiera ebrea, organizzò la prima mostra personale di Pollock nel 1943 e, nel 1947, stipulò un contratto in cui gli garantiva uno stipendio mensile per quattro anni. Peggy Guggenheim detestava Lee Krasner, non ritenendola all’altezza della propria cultura, dei propri modi raffinati e dei viaggi in Europa che la ricca mecenate, a differenza dell’artista squattrinata, si era potuta permettere; certamente le due donne avevano lo stesso carattere indomabile e tenace, che permise loro di farsi strada nel mondo dell’arte. Il denaro della Guggenheim tuttavia non poteva competere con l’amore e la devozione della Krasner che riuscì a salvare per un certo periodo il marito dall’alcolismo sostenerlo sulla strada del successo. Con la borsa di studio di Peggy Guggenheim i Pollock acquistano un’incantevole villetta colonica a Long Island. L’antica casa era priva di acqua e riscaldamento, ma nonostante ciò molti altri artisti raggiunsero la coppia e diedero vita a una piccola comunità di intellettuali. Nel 1946 Pollock trasforma il fienile in uno studio privato, che proprio in questo luogo perfezionò il Dripping, mentre alla consorte venne rifilato il primo piano, che era costituito da una stanzetta molto più piccola. I coniugi Pollock poterono così lavorare individualmente e in due ambienti separati, ma spesso si ritrovavano su invito in uno dei due studi per scambiarsi sostegno morale, opinioni e consigli, che naturalmente non sempre venivano seguiti. Il rispetto e la stima reciproca non vennero mai incrinati dall’invidia, sebbene la povera Lee Krasner era solita privilegiare l’attività del marito. Lee Krasner era ormai conosciuta da tutti come la moglie di Pollock e la critica ignorava le sue opere. Stufa di essere considerata semplicemente una first lady priva di talento, Lee decise di firmare le sue opere semplicemente con la sigla L.K. Nel 1951, Barnett Newman telefona alla casetta di Springs per chiedere a Pollock di posare per la celebre foto degli Irascibili pubblicata su Life; risponde Lee, ma Newmann non le rivela i suoi progetti e le chiede semplicemente di passarle il marito, scatenando il rancore della povera artista incompresa. Nella fotografia effettivamente posano soltanto pittori maschi fatta eccezione per Hedda Sterne. In quello stesso anno Pollock ricominciò a bere; Lee gli consigliò di riprendere l’analisi junghiana che anni prima, all’epoca della pittura ispirata all’arte dei nativi americani, lo aveva salvato, ma Pollock preferì il trattamento più radicale che gli consigliò Greenberg. Non ci furono miglioramenti e l’artista, perso nell’alcool e nella depressione, iniziò a rappresentare la moglie in pubblico come una vecchia strega e a tradirla con una giovane studentessa d’arte. Lee Krasner si stufò dei maltrattamenti subiti e abbandonò il marito a se stesso per un lungo viaggio in Europa, dal quale fece ritorno soltanto nel 1956 per firmare il certificato di morte del marito. Jackson Pollock morì infatti schiantandosi ad elevatissima velocità contro un albero dopo aver trascorso la notte a bere; nell’impatto morì anche una delle due donne che si trovavano nel veicolo insieme all’artista maledetto. Dopo l’incidente la pittura della Krasner divenne buia e cupa, i soggetti delle sue opere si popolarono di creature mostruose. Un’opera di questo periodo è Il guardiano, 1960, nel quale l’artista realizza un’opera che ricorda il Dripping del marito. Distinguendosi dallo stile spontaneo di Pollock, la Krasner costruisce l’immagine mediante una composizione premeditata delle figure; il risultato è un’opera dalle linee estremamente raffinate.
La donna continuò a dipingere sino a quando le forze glielo permisero, dopodiché sloggiò dal fienile e asportò le tavole di compensato per riportare alla luce le tracce del Dripping di Pollock. Fortunatamente sono visibili anche i resti del suo passaggio: la donna infatti dipingeva scagliando la vernice contro le tele appese alle pareti ed è naturale che il pavimento non sia rimasto immune. Prima di morire (19 giugno 1984), l’artista diede il suo ultimo contributo al mondo dell’arte fondando l’associazione Pollock-Krasner, che ancora oggi offre borse di studio agli artisti di tutto il mondo.
Lee e Jackson sono sepolti al Green River Cemetery. La lapide di Pollock è un enorme masso sul quale si trovano innumerevoli tubetti di vernice, quella della Krasner è più piccola e meno appariscente, confermando purtroppo anche dopo la morte il ruolo marginale della donna nel mondo dell’arte e nella vita di coppia. Inizialmente Lee Krasner rimase dietro le quinte dell’Espressionismo Astratto e la critica si ostinò ad ignorarla sino al 1965, quando la Whitechapel Gallery di Londra espose alcune delle sue opere. Nel 1973 il Museo Whithey di New York le renderà omaggio con una retrospettiva e, da quel momento, il nome dell’artista inizierà a comparire nei libri di storia. Oggi è stata resa giustizia a Lee Krasner e, sebbene siano conservate soltanto 599 opere dell’artista, il mondo dell’arte è finalmente consapevole dei suoi meriti, quello di essere uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto e una delle più grandi artiste riuscite a farsi strada nella storia dell’arte.