UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 24 marzo 2014

MANICHINI, ARTIGIANI E AVANGUARDIE DEL '900

A Roma in inverno non fa mai fatto freddo. Giuro.
A Parigi, sì, o forse sono stato solo sfigato. Così, passando veloce e intirizzito davanti a un negozietto, metà libreria - metà brocante - dalla vetrina qualcuno mi ha guardato. Veramente. Sentivo che mi osservava e non sarei più potuto sfuggire al suo sguardo. E neanche a quell’arietta gelida che fa tanto Maigret. Era un manichino articolato, di quelli da pittore. Sarà stato alto una quarantina di centimetri, brunito come Seedorf quando si incazzava, seduto su uno scaffale, con le gambe accavallate.

E allora ho capito.
Ho capito che, come sempre, alcune cose fanno nascere altre cose. E che il suo volto, era la sintesi perfetta della pittura di Leger, Andre Lhote, di molte avanguarde, di un certo Picasso. Il naso affilato, il mento tondo, con “…gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale…”. 
Manichini e Felice Casorati.

Mainichino e Costantin Brancusi


 

Si trattava di un manichino dell’inizio del ‘900, o forse di un decennio prima.  Costava un occhio della testa, 3000 euro o giù di lì, e non ho potuto, ovviamente, comprarlo. Perché la vita è ingiusta, ma questo è un altro discorso...

Tornato a casa, ho iniziato a cercarne altri esemplari.
Sorprendente come siano stati i manichini stessi, a volte, a ispirare gli artisti, e non viceversa. E’ stata la manualità di qualche artigiano sconosciuto, francese,
tedesco, italiano,  a far scattare una scintilla, nei pittori cubisti e metafisici e non solo. Questo, almeno, quello che ho pensato quando ho visto le teste da cappelliera il stile bidermeier in legno: quella che Raoul Hausmann avrebbe poi usato pre creare  la testa mccanica, di fatto il manifesto DADA. Quando ho visto il  cavallo di Carrà… i manichini dell’avanguardia russa. E poi, i manichini in cera o pasta di carta, quegli degli anni ’30, così simili alla pittura di quegli anni…



Questo è il bello della creatività. Che la può mettere in moto anche un oscuro e dimenticato mastro falegname, il Geppetto delle avanguardie storiche.
...
nessuno rivela le sue fonti. Tutto si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma in qualcosa di nuovo. Sempre.

Degas, ritratto Henri-Michel-Lévy nel suo studio- a terra il manichino vestito da donna usato per i quadri

photo Andre Derain - La Femme et le Pantin, vers 1930. Datemi quel manichino!
Carlo Carrà


Peter Birkhäuser, Puppet, 1938
Niklaus Stoecklin, Wig Stand Mannequin with Pear-Shaped Money-Box, 1929
 WOLS, Pavilion de l'elegance (Madeleine Vionnet), 1937
Stoecklin Niklaus, Gliederpuppe (1930)
Alberto Savinio
Elizabeth King - mannequin in a mirror
Manichino d'artista, 1700
Gyula Pap and Albert Henning - Dance with a mask, composition with feather and veil, 1930-33
 
1888, Wilhelm Trübner



Gustave Courbet’s studio
 

In the late 18th century and early 19th century, Paul Huot’s mannequins were the most sought-after among artists from Paris to St. Petersburg. The genre painter August von der Embde paid 1000 francs — an enormous sum — to have one sent to Kassel, Germany, while the British painter William Etty once waited a full year to obtain one. These “mannequin perfectionné,” as they were known, had an internal skeleton with moveable joints, horsehair stuffing, and an external cotton stockinette covering that mimicked human skin
 
Oskar Kokoschka 1912 
 
GIORGIO DE CHIRICO, ettore e andromaca, 1917