UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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martedì 21 gennaio 2014

AUGUST STRINDBERG, SCRITTORE, ESPLORATORE DELL’ASTRATTISMO.


E’ possibile che l’arte astratta sia stata creata (direi meglio, esplorata e intuita) da un letterato, almeno 5 anni prima di Kandinsky. E con intuizioni che avrebbero esploso Nicolas De Staël e Mark Rothko esattamente 50 anni dopo?

Sì. No. Forse. Parliamone.




Johan August Strindberg (Stoccolma, 22 gennaio 1849 – 14 maggio 1912) è statoi un drammaturgo, scrittore e poeta svedese, riconosciuto tra i massimi letterati del mondo. E pittore, dal 1873 sino i primi anni del ‘900.


Per la vastità e la rilevanza della produzione (che ricopre praticamente tutti i generi letterari, raccolta in circa 50 volumi, a cui se ne aggiungono 22 di corrispondenze), il suo nome affianca il norvegese Henrik Ibsen all'apice della tradizione letteraria scandinava.
La vita di Strindberg fu però tumultuosa, tessuta di esperienze complesse e scelte radicali e contraddittorie, a tratti rivolta contemporaneamente a molteplici discipline non direttamente attinenti alla figura dell'autore: scultura, pittura e fotografia, chimica, alchimia, teosofia. Sintomi di una rottura intima del proprio animo con la dimensione convenzionale del tempo e del vivere, elementi dunque reciprocramente contaminati nell'atto creativo e fondamentali per la sua interpretazione.


Nel 1900 e nel 1901 realizza una serie di fondamentali ONDE, replicate in numerose varianti, alcune delle quali conservate presso il Musee d’Orsay. Una ricerca rivoluzionaria per il suo tempo, quasi filosofica. Non una volontà di rappresentazione, ma di ricostruzione dell’universo, imitando l’atto della creazione. Dando vita a una visione astratta e quasi cosmica. Egli stesso non si sente un professionista. Scrisse di sé nel 1894: "I select a medium-sized canvas, or preferably a board, so that I can complete the painting in two or three hours, while my inspiration lasts. [...] I distribute the colours around the board, and mix them there so as to achieve a rough sketch".


Un’intuizione la sua destinata a perdersi e dilatarsi, sino a sparire. Così, attratto dalla forza della parola, non portò a compimento e che non espresse e declinò in tutte le sue possibili forme e contaminazione. Opere in qualche modo orfane, che diventano la dimostrazione di come la luce dell’innovazione non segua mai regole predestinate.
Succederà ancora? Sì. No. Forse.