Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 12 settembre 2013

I BALLI PLASTICI DI DEPERO. RIVOLUZIONE MECCANICA.


I “Balli Plastici” stanno al teatro come “Metropolis” sta al cinema. Si tratta, infatti, di una delle prime sperimentazioni di teatro d’avanguardia, basata su un principio semplice quanto dirompente che sarebbe stato esplorato in quegli anni in Russia, e dalla Bauhaus e Schlemmer negli anni a venire: “gli attori sono marionette dai movimenti meccanici e rigidi: personaggi che richiamano i valori dell’infanzia, del sogno, del magico...”. 
Un progetto nato nel 1917-1918 dalla collaborazione tra il futurista trentino Fortunato Depero e il poeta svizzero Gilbert Clavel, che vide la partecipazione artistica di alcuni dei maggiori musicisti dell’epoca, come Alfredo Casella, Gerald Tyrwhitt, Francesco Malipiero, e anche Bela Bartók, che firmò con lo pseudonimo di Chemenov. I Balli Plastici vennero così rappresentati a Roma nel 1918 e replicati undici volte nel Teatro dei Piccoli in Palazzo Odescalchi, uno spazio asssolutamente inedito, creato dal mago dei burattini Vittorio Podrecca.



L’idea base, nata come provocazione e follia utopica, si delineò nel 1917, quando, Depero soggiornò con il poeta svizzero a Capri per studiare le illustrazione del racconto "Un istituto per suicidi". Clavel, noto a Positano con il soprannome dello scartelluzzo (il gobbetto), viene così descritto da Depero: "Un signore piccolo, gobbo, con naso rettilineo come uno squadretto, con denti d'oro e scarpette femminili, dalle risate vitree e nasali. Un uomo di nervi e volontà, dotato d'una cultura superiore. Professore di storia egizia, indagatore ed osservatore con sensibilità d'artista, scrittore, amante del popolo, del verso, della metafisica […]. Compositore di liriche, era anche un gaudente e un sofferente".

Depero è fortemente attratto dalla fisicità particolare dell'amico, che diviene sua fonte di ispirazione e suo punto di riferimento. Clavel, per la corporatura estremamente esile e per la piccola statura, richiama alla memoria una marionetta: nelle fotografie che lo ritraggono, il collo appare incassato nelle spalle enfatizzate dalla gobba e gli abiti si presentano troppo "grandi".

Fortunato Depero


Gilbert Clavel

Depero aveva avuto modo di operare nel teatro, prima con Sergej Diaghilev, che ne visita lo studio assieme al pittore Michail Fedorovič Larionov e al coreografo e ballerino Léonide Massine e lo incarica di realizzare scene e costumi per "Il canto dell'usignolo", su musiche di Stravinsky, che però non saranno mai realizzati, e poi con Picasso, per i costumi di "Parade".

Dopo l'esperienza teatrale Depero non rientrerà più nella via sperimentale ancora seguita da Balla, ma cambierà traiettoria rispetto alle formulazioni proposte dalla "Ricostruzione futurista dell'universo".

Sempre durante il soggiorno a Capri crea i suoi primi "arazzi" futuristi, in realtà mosaici di stoffe colorate. Sono, questi, il primo esempio della trasmigrazione delle sue invenzioni teatrali. I suoi automi e pupazzi diverranno, infatti, un leitmotiv, non solo sulle stoffe ma anche nei suoi dipinti, e tale motivo dominante andrà a delineare quello che oggi è possibile definire come "stile Depero".
Di questa esperienza straordinaria, oggi ricostruita e riproposta anche a teatro in allestimenti filogici, rimangono gli studi preparatori e i bozzetti. Le Ombre, i Pagliacci, i Giganti Baffuti, i Selvaggi, L’Orso Azzurro. Bozzetti di costumi, schizzi di scenografie, marionette, particolari di scena, coloratissimi piccoli capolavori nati dalla passione per il teatro e dall'Intenzione, fuori da ogni regola contemporanea, di scoprire un modo nuovo di stare sulla scena.

 I Baffuti Giganti
Gli automi da quel momento diventano una cifra stilistica di Depero anche per grafica e pubblicità

«... Per ottenere un maggior senso geometrico e di libertà proporzionale nei costumi, nei personaggi e nei rapporti fra scena e figura, bisognerebbe dimenticare addirittura l’elemento uomo e sostituirlo con l’automa inventato; cioè con la nuova marionetta libera nelle proporzioni, di uno stile inventivo e fantasioso, atta ad offrire un godimento mimico paradossale e a sorpresa…».
(F. Depero)