Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 24 febbraio 2013

CLARA REE, LA DEGENERATA CHE NON SOPPORTAVA LA FOLLIA DEL MONDO

Autoritratto, 1922-1925

Anita Clara Rée (nata il 9 febbraio 1885 a Amburgo, morta suicida il 12 dicembre 1933 a Kampen) è stata una pittrice tedesca d'avanguardia operante a Parigi e nella Repubblica di Weimar.



Nata ad Amburgo da una famiglia di ricchi mercanti ebraici, figlia di Israele Rée e Clara, viene comunque battezzata insieme alle sorelle e cresciuta secondo il credo luterano, in conformità con le norme sociali praticate dalla borghesia e dalle famiglie di classe superiore ebraiche in Germania in quegli anni.

Dal 1905, studia con il pittore Arthur Siebelist, e nel 1906 incontra Max Liebermann, che ne riconosce il talento e la incoraggia a continuare la sua carriera artistica.  

Parti quindi per Parigi dove studia tra il 1912 e il 1913 con Fernand Léger. Dal 1914, grazie ai ritratti inizia ad essere conosciuta e apprezzata, soprattutto nel suo paese.Tornata in Germania, si stabilisce infatti ad Amburgo, dove diverrà una delle promotrici della Secessione. Un viaggio in Italia, sino a Positano, avrà infine una grande influenza nella sua pittura, soprattutto per quanto concerne l’uso del colore.

Giovane cinese, 1919
  
Nonostante l’apparente successo, almeno 3 importanti commesse pubbliche, nel 1933 si toglierà la vita con un’overdose di barbiturici. Molte le cause che vanno ad assommarsi a delusioni a livello personale e a un tedium vitae che inizia a riempirne i pensieri.

Viene infatti fatta oggetto di ostilità da vari gruppi filonazisti, e da parte di forze antisemite. E anche i funzionari statali le bloccano le commissioni già effettuate. 
In una lettera a sua sorella denuncia la “follia del mondo”. Scriverà poi: "Non posso più vivere in questo mondo e non ho altro desiderio che di lasciare ciò a cui io non appartengo più ...".
 

Lascerà una fortuna considerevole, che verrà divisa tra i suoi amici. La sua arte verrà poi designata "Entartete Kunst" – arte degenerata - dai nazisti.
Una monografia e la mostra nel 1987 hanno fatto lei oggi, dopo lunghi anni di oblio, il più famoso dei secessionisti di Amburgo.


La tirolese
"Teresina" 1925

IL PITTORE CHE VENNE AVVELENATO DALLA COSA CHE AMAVA DI PIU’


Gustav Wunderwald (1882-1945) nasce a Colonia-Kalk. Inizia la sua carriera con un apprendistato con il maestro Wilhelm Kuhn e nel 1900 inizia a lavorare come scenografo e pittore per teatri, prima in Germania, poi in tutta Europa, dall'Opera Reale di Stoccolma allo Stadttheater di Innsbruck.
Dopo la prima guerra mondiale si stabilisce a Berlino, città nella quale realizza le sue prime mostre, e con la quale nascerà un feeling e un rapporto particolare. 
Gustav cercherà di raccontarla in tutti i suoi aspetti. Nasce così una ricerca formale che sembra anticipare in alcuni casi la cultura pop e la nuova oggettività. Con una particolare attenzione agli scorci più tristi e malinconici della vita urbana.



Quando il regime nazista va al potere, Gustav Wunderwald non mostra più il suo lavoro in pubblico, e sceglie di guadagnarsi da vivere colorando film pubblicitari per Ufa e Film Marte. Alla fine della guerra, quando ha deciso di riprendere la sua carriera ufficiale di pittore, muore per aver bevuto acqua avvelenata a Berlino, nel giugno del 1945. Ucciso dalla città che amava più di ogni altra cosa.




sabato 23 febbraio 2013

EUGEN SANDOW, ICONA E PRIMO E INVENTORE DEL BODYBUILDING


Sgranate gli occhi. Eugen Sandow (1867 - 1925), nato Friedrich Wilhelm Müller nella Prussia è stato il primo bodybuilder della storia. Partito al seguito di un circo nel 1889 arriva a Londra, dove inizia a esibirsi non solo in prestazioni di forza, ma in “pose plastiche muscolari” ispirate alla bellezza classica. Viene messo sotto contratto da Zigfield e inizia il suo straordinario successo, che lo porterà ad essere protagonista anche di una serie di film muti della Edison Studios, che spesso utilizza anche in apertura dei suoi show.
Icona mondiale del bodybuiding, che di fatto si inventa di sana pianta, fonderà una palestra e una rivista, dando vita al primo concorso del genere (primo concorso di bodybuilding importante alla Royal Albert Hall il 14 settembre 1901), e al primo manuale con indicazioni tecniche sugli esercizi e sulle tecniche di modificazione del corpo.
Amico personale di re Giorgio V, Thomas Edison, Sir Arthur Conan Doyle, Sandow è morto a Londra il 14 ottobre 1925 di un ictus a 58 anni. Forse lo sport non fa così bene.

FELIX NUSSBAUM, L'ULTIMO DEPORTATO

1943, autoritratto con carta d'identità

Felix Nussbaum, 1943. Nussbaum, deportato con l’ultimo convoglio partito dal Belgio per Auschwitz, ha lasciato uno straordinario repertorio visivo riguardo la persecuzione.
Gli autoritratti eseguiti tra il 1943 e il 1944, prima della deportazione ad Auschwitz, mostrano paura, disprezzo e disperazione. "Autoritratto con Carta D'Identità" è oggi un’icona simbolo dell’Olocausto.

Autoritratto nel campo, vicino alle latrine, 1943 








Autoritratto da uomo libero, 1942 ca
 
Nussbaum was born in Osnabrück, Hanover, as the son of Rahel and Philipp Nussbaum. Philipp was a World War I veteran and German patriot before the rise of the Nazis. He was an amateur painter when he was younger, but was forced to pursue other means of work for financial reasons. He therefore encouraged his son’s artwork passionately.

Nussbaum was a lifelong student, beginning his formal studies in 1920 in Hamburg and Berlin, and continuing as long as the contemporary political situation allowed him. In his earlier works, Nussbaum was heavily influenced by Vincent Van Gogh and Henri Rousseau and he eventually paid homage to Giorgio de Chirico and Carlo Carrà as well. Carl Hofer’s expressionist painting influenced Felix’s careful approach to color.

In 1933, Nussbaum was studying under a scholarship in Rome at the Berlin Academy of the Arts when the Nazis gained control of Germany. Adolf Hitler sent his Minister of Propaganda to Rome in April to explain to the artist elites how a Nazi artist was to develop, which entailed promoting heroism and the Aryan race. Nussbaum realised at this point that, as a Jew, he could not remain at the academy.

The next decade of Nussbaum's life was characterised by fear, which is reflected in his artwork. In 1934 he took Felka Platek, a painter whom he had met while studying in Berlin and would later marry during their exile in Brussels in 1937, to meet his parents in Switzerland. Felix's parents eventually grew homesick for Germany and, against his fierce objections, they returned. This was the last time Felix would see his mother and father — the source of his spiritual and financial support. Felix and Felka would spend the next ten years in exile, mostly in Belgium, a period of emotional and artistic isolation for him.

After Nazi Germany attacked Belgium in 1940, Nussbaum was arrested by Belgian police as a "hostile alien" German, and was subsequently taken to the Saint-Cyprien camp in France. The desperate circumstances in the camp influenced his pictures of that time. He eventually signed a request to the French camp authorities to be returned to Germany. On the train ride from Saint Cyprien to Germany, he managed to escape and rendezvous with Felka in Brussels, and they began a life in hiding. Without residency papers, Nussbaum had no way of earning an income, but friends provided him with shelter and art supplies so that he could continue his craft. The darkness of the next four years of his life can be seen in the expression of his artwork from that period.

1944 was the year in which the plans of Nazi Germany had the greatest impact on the Nussbaum family. Philipp and Rahel Nussbaum were killed at Auschwitz in February. In July, Nussbaum and his wife were found hiding in an attic by German armed forces. They were arrested, sent to the Mechelen transit camp and given the numbers XXVI/284 and XXVI/285. On August 2 they arrived at Auschwitz, and a week later Felix was murdered at the age of 39. On September 3, Nussbaum’s brother was sent to Auschwitz, and on September 6 his sister-in-law and niece were also murdered there. In December, his brother – the last of the family – died from exhaustion in the camp at Stutthof. Within one year, the entire Nussbaum family had been murdered.

FRANCOIS EMILE BARRAUD, SVIZZERO, STRAORDINARIO, DIMENTICATO


"La Tailleuse de Soupe" Oil on canvas, 1933. La ragazza ti guarda. Chissà che ci vorrebbe dire.


François-Emile Barraud (1899-1934) Vi presento un altro genio del tutto sconosciuto. O no?
Barraud è svizzero e ha quattro fratelli che, come lui, decidono di diventare artisti.
Studia in patria,
ma si trasferisce presto a Reims e a Parigi, dove incontra sua moglie Marie, francese, e si sposa.

Sua moglie diventerà così (spesso insieme a lui) uno dei soggetti preferiti.


Di salute fragilissima, indizio che emerge prepotente dagli autoritratti, passa da una malattia all’altra, per poi morire di tubercolosi a Ginevra a soli 34 anni. 
La sua è un’opera stilisticamente vicina ai contemporanei Balthus e Moise Kisling.




ALAN BEETON, QUELLO DELLE COSE INANIMATE


Alan Beeton 1880–1942. Pittore inglese. 
Si sa poco di lui, e molte sue opere sono abbastanza anonime, tranne qualche ritratto caratterizzato che gli ha permesso di essere accolto alla Tate Gallery
Cosa ci fa allora qui? Mi piacciono le sue cose inanimate. 
 
Una scoperta avvenuta per me in maniera casuale, surfando in rete. Una ventina di opere veramente sorprendenti, dipinte tra gli anni '20 e la fine degli anni '30. Alcune sono nature morte, altre variazioni sul tema del fantoccio e del manichino. Le ultime sono scene di genere tra pupazzi e pelouches. Un pendolo oscillante tra poesia, ironia e inquietudine. Mooolto intrigante.


Interessante: Il libro di Bertrand Russell "Why War" edito nel 1936 proponeva la pace come processo politico e sociale. Cyril Joad "Why War" del 1939 era invece un libro di propaganda interventista. Sta per scoppiare la guerra.

Intrigante anche il collegamento come stile e genere all'opera di un altro artista dimenticato, dalla tragica esistenza: Rudolf Wacker (1893 -1939)
Il pittore austriaco inizia la sua carriera come grafico, ma parte per il fronte dove viene catturato. Nel 1920, dopo aver trascorso 5 anni in un carcere russo come un prigioniero di guerra, si trasferisce a Berlino dove si dedicò alla espressionismo. Nel 1922, torna nella sua città natale Bregenz in Austria, ed intraprende un cambiamento di stile verso la Nuova Oggettività.
Il pittore, che era apertamente contrario alla politica culturale nazista viene notato dalla polizia segreta. Durante un interogatorio della Gestapo viene colpito da un attacco di cuore e muore, poco dopo, in casa dei suoi genitori a Bregenz.


BEL LAVORO PROFESSOR BAD TRIP


“Si chiama metodo Shultz. Un ovulo di scimmia mutoide viene inseminato con spermatozoi umani ottenendo un embrione di essere umanoide dalla carne particolarmente digeribile. Gli esseri vengono adeguatamente ingrassati e drogati fino all’età di tre pseudo-anni. Allora sono pronti per diventare cibo, cibo per piante sacre. Si avvicina il tempo in cui il tekno-papa sarà una pianta antropomorfa...”


Trip (termine di origine anglosassone che tradotto letteralmente significa "viaggio") è ormai entrato nel gergo comune per indicare specificamente uno stato di alterazione psico-fisica dovuto all'assunzione di sostanze allucinogene quali LSD, mescalina o altre. Con l'aggiunta dell'aggettivo bad (bad trip), si indicano in specifico le esperienze psico-fisiche definibili come negative o spiacevoli per il soggetto. In italiano è spesso usata l'espressione sotto acido.
Sabato 25 novembre 2006 muore all'età di 43 anni per attacco cardiaco Gianluca Lerici - alias Professor Bad Trip - uno dei grandi, forse il più grande, artista visuale underground italiano degli ultimi 15 anni.
Musicista, disegnatore, pittore e scultore, serigrafo. Colto collezionista di libri, riviste e dischi underground e politici. Un controgenio della controcultura, da noi scivolato via, adorato da una nicchia di pubblico, ignorato dagli altri.


Il Prof Bad Trip, di La Spezia, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Un artista a tutto campo, profondo conoscitore della cultura underground internazionale, si è fatto conoscere nei primi anni Ottanta come autore e illustratore di fanzine & volantini punk, ma anche per Frigidaire, come produttore ad alto livello di mail-art e di t-shirt artistiche, per poi sviluppare negli anni Novanta una serie straordinaria di collage e parallelamente uno stile fumettistico inconfondibile.
E' stato l'unico artista italiano della generazione nata negli anni Sessanta a interpretare visualmente in maniera matura le distopie di JG Ballard e del cyberpunk. Sue molte delle copertine dei romanzi di Niccolò Ammaniti spesso immaginate come icone tribali provenienti da oltreoceano.


Da circa un decennio si dedicava - tra le altre cose - alla pittura su tela e ha esposto con i suoi colori psichedelici e sui temi a lui cari, come le mutazioni e i mutanti, i "mostri" alla Philip Dick, creature spaziali, vulcani che esplodono, fabbriche inquinanti e altri disastri naturali e metropolitani.
Esperto serigrafo ha prodotto artigianalmente migliaia di t-shirt, oltre a decine di serigrafie su materiali vari.
Stava ultimamente lavorando per realizzazioni di oggetti "da portare" di alto livello artistico distribuiti in tutto il mondo.
Anarchico, è sempre stato vicino ai movimenti underground. 





venerdì 15 febbraio 2013

DIETRO A UN GRANDE PITTORE C'E' A VOLTE UNA GRANDE PITTRICE CON MENO TEMPO E MENO OPPORTUNITA’

Marianne von Werefkin, sposata von Jawlensky.
(Tula, 10 settembre 1860 – Ascona, 6 febbraio 1938) è stata una pittrice espressionista russo-tedesca. Figlia del Comandante del Reggimento di Ekaterinburg, nel 1880 va a studiare presso la bottega del pittore Ilya Repin, uno dei principali pittori realisti della Russia del tempo. Tuttavia la carriera della pittrice si interrompe nel 1888, quando si ferisce
in un incidente di caccia alla mano destra, con la quale dipinge.

Marianne von Werefkin, ritratto realizzato dalla sua amica Gabriele Munter

Nel 1892 Marianne von Werefkin conosce Alexej von Jawlensky, il grande pittore russo, con il quale si trasferirà a Monaco di Baviera. 
Assieme abitano a Schwabing, il quartiere degli artisti di Monaco di Baviera. Il loro appartamento nella via Giselastrasse diventerà epicentro della Monaco creativa di quegli anni. Il salotto artistico per eccellenza. Lì si incontrarono pittori, scrittori, rivoluzionari, dandy, musicisti e filosofi.
Riprende a dipingere, ma poi è costretta ad abbandonare ancora una volta la pittura per circa dieci anni. Nel 1907, torna finalmente da protagonista nel mondo dell’arte, dipingendo le sue prime opere espressioniste, sotto l'influenza di Edvard Munch.
 

Liebeswirbel, ca. 1917
Nel 1909, insieme a Jawlensky, aderisce alla Nuova Associazione degli Artisti di Monaco e, nel 1911, al nuovo gruppo Der Blaue Reiter fondato da Wassily Kandinsky, Franz Marc e Gabriele Münter. Formando con Gabriele una coppia femminile di straordinario talento.
Con lo scoppio della Prima guerra mondiale la pittrice si trasferisce ad Ascona, in Svizzera, dove nel 1924 fonda il gruppo "Großer Bär" (Orsa Maggiore). Morirà prima che l’Europa inizi a bruciare.