UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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mercoledì 20 ottobre 2010

ADOLPHE WILLETTE, UN TALENTO "IMPRESSIONANTE"

Adolphe-Léon Willette , Chalons sur Marne. 1857 - Parigi 1926.
Pittore, illustratore, litografo e caricaturista, ma anche padre del Pierrot, che lui perfezionò e portò nell'immaginario della Francia. Un artista che non sbagliò nulla se non la volontà, a un certo punto, di "scendere in campo" nel mondo della politica, schierandosi per la parte più conservatrice e intollerante. Strano per chi, come lui fu allo stesso tempo il moderno Antoine Watteau della matita, e l'esponente dei sentimenti che muovono la sezione più emotiva del pubblico. 
Sempre poeta, solitamente allegro, fresco e delicato, nella sua presentazione degli idilli squisitamente raffinati e caratteristicamente gallici, che illustrano il lato più charming dell'amore, spesso puri e a volte non necessariamente materialistici. Willette spesso si rivela pungente e feroce, anche efferato, nei suoi odi, essendo un violento sebbene allo stesso tempo un partigiano generoso delle idee politiche, furiosamente compassionevole con l'amore e pietoso per le persone se sono incastrate sotto lo sperone dell'oppressione politica, o sono semplicemente vittime di un amore non corrisposto, soffrendo tutti gli spasimi di un'angoscia aggraziata che sono generati da un trattamento sprezzante. 

L'artista è stato un prolifico contribuente della stampa illustrata francese sotto gli pseudonimi Cemoi, Pierrot, Louison, Bebe e Nox, ma più spesso sotto il suo vero nome. Illustrò il Les Pierrots di Melandri e Les Giboulles d'avril, e pubblicò il suo Pauvre Pierrot e altri lavori, in cui racconta le sue storie in scene alla maniera di Busch. Decorò diversi brasseries artistiquesLe Chat noir e La Palette d'or, e dipinse l'estremamente fantasioso soffitto per la sala musicale La Cigale con pitture murarie, vetri colorati & co., degni di nota



lunedì 18 ottobre 2010

EDUARD WIILART, IL GRANDISSIMO INCISORE CHE, PER SUA SFORTUNA, NACQUE IN ESTONIA


Eduard Wiiralt (nato nel 1898 vicino San Pietroburgo, morto nel 1954 Parigi), senza troppi giri di parole, è uno dei più grandi incisori europei. 
Un genio (per qualcuno è obbligatorio dire così) sfavorito per la sua consacrazione di massa solo dalla sua nazionalità, estone, quindi fuori dai grandi circuiti culturali e di mercato. Molto ben conosciuto però dai critici e dai collezionisti, che si contendono le sue incisioni.


A quale scuola fa riferimento l'arte di Wiiralt? 
Difficile anche in questo caso dirlo. In parte espressionista con forti richiami a Ensor (come appare subito chiaro dall'incisione di volti qui allegata) a volte decisamente surrealista. Anche per questo assimilabile ad un'altra figura anomala come l'italiano Alberto Martini. E come per lui il "..surrealismo proviene da una lunga formazione nell’ambito del Simbolismo europeo connesso ai movimenti dello Spiritualismo e dello Spiritismo, di una poetica quindi lontana dall’automatismo psichico di Breton, ma piuttosto impregnata di una cultura teosofica ed esoterica che proviene da ascendenze romantiche".
E basterebbe un'opera come questo nudo di donna, con il quale abbiamo voluto aprire la pagina, per iscriverlo, di diritto, tra i grandi dell'incisione. Un'opera esemplare, erotica, inquietante, ironica, tagliente. Di quelle che non ti stanchi mai di guardare, anche se la modella non è certo una pin-up...



A Parigi ha creato i suoi lavori più conosciuti "Hell" (1930–1932), "Cabaret" (1931), "Preacher" (1932), "Negro heads" (1933), "Claude" (1936). Forse perché, come una reazione chimica, quando si uniscono mondi così lontani, una scintilla può sempre scoccare. E quando succede, le cose, cambiano. Onorati se, grazie a noi, avete conosciuto un Maestro.