UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

venerdì 18 agosto 2017

We Can Do It! - ICONE SI DIVENTA.

-->
Nel 1942, l'artista di Pittsburgh J. Howard Miller viene assunto in piena guerra dalla Comitato di coordinamento della produzione della Westinghouse per creare una serie di manifesti per lo sforzo bellico. Tanto per fare capire come una volta anche i grafici venivano assunti…
Uno dei manifesti che nacque fu il famoso "We Can Do It!" per invitare le donne a candidarsi per lo sforzo bellico, un'immagine che negli anni successivi sarebbe diventata "Rosie the Riveter". Ispirazione nata modificando una foto della United Press International (UPI), foto della fattora Geraldine Doyle del Michigan, o come emerso più tardi, di tale Naomi Fraley Parker della California.
I manifesti all’inizio non vanno molto oltre una fabbrica Midwest Westinghouse per due settimane nel mese di febbraio 1942.
Fu solo più tardi, intorno anni 19782 che il manifesto venne ripescato dall’Archivio militare e abbinato al movimento per la liberazione della donna. Nulla più si seppe di J. Howard Miller, che è morto nel 2004.








giovedì 17 agosto 2017

SARAH BERNARDT, DIVA E SCULTRICE

E’ stata, senza giri di parole, la più grande attrice dell’800 e della prima metà del ‘900. Ebbe una sfilza di amanti, famosi (Hugo, Doré, Rostand, Jean Richepin, D’Annunzio...) e non, ma si sposò una volta sola, disastrosamente, con un sedicente aristocratico greco che la tradiva, perdeva al gioco il suo denaro e morì drogato a 34 anni.
Ed era coraggiosa.
A 69 anni le venne amputata la gamba sinistra ampi (se veramente era nata nel 1844), per le complicazioni di un vecchio trauma alla rotula, aggravato quando, in una recita della Tosca - il fatidico tuffo da Castel Sant’Angelo non era stato attutito dal materasso, che qualcuno si era dimenticato di collocare. All’emergenza Sarah aveva reagito con caratteristica energia, esortando i medici ad agire subito. Il figlio la supplicava di ripensarci, lei rispose: «Scegli tu cosa devo fare, ma sappi che o mi opero o mi ammazzo».




Ma era anche una scultrice come con questo calamaio (Sphinx) che è in realtà un autoritratto. Si raffigura con ali di pipistrello, il corpo da grifone, la coda del pesce. E’ la sua professione di attrice.
Che con la piuma della penna diventa subito cocotte. In fondo è un calalamaio, una cosa da usare...
L’ha realizzata nel 1880, ha la combinazione fantastica della gioielleria contemporanea liberty, nonché per le immagini e le tecniche di bronzi manieristi del XVI secolo.
Sperimentò poi il marmo dimostrando talento e tecnica.




lunedì 14 agosto 2017

RENE CREVEL, POETA, ARCANGELO, BOXEUR, ICONA


 

Un misto di arcangelo e di boxeur
Klaus Mann in La svolta, a proposito di René Crevel

Tristan Tzara e Renè (a destra)
René Crevel era bello, di una bellezza che i suoi contemporanei definirono “quasi imbarazzante”, ritratto da celebri artisti come Salvador Dalì, André Masson, Man Ray e Jacques-Emile Blanche.
Era un poeta.
Era omosessuale con numerose divagazioni etero.
Klaus Mann ci racconta che René parlava mescolando parole dell'argot (gergo) parigino al linguaggio "lirico scientifico" dei surrealisti.
Si ucciderà a 35 anni, con il gas, nella notte tra il 17 ed il 18 giugno 1935 nella sua casa parigina, a pochi giorni dall'apertura del congresso dell'AEAR (Congresso degli Scrittori per la Difesa della Cultura a Parigi).
al quale aveva tentato, invano, di far partecipare Breton, escluso da Erhenburg, capofila della delegazione russa. Sapeva però anche di essere malato di tubercolosi, la malattia che aveva ucciso madre e fratello.
Dalì, il primo ad accorrere, aveva trovato la casa invasa dai pompieri; subito dopo era arrivato Breton, che però era l' unico a possedere un'altra copia
Ad un giovane amico che voleva suicidarsi Oscar Wilde aveva risposto: "E' il più grande favore che puoi fare alla società" e il giovane aveva desistito dal suo proposito
E’ sepolto nel Cimitero di Montrouge.


 
Tristan Tzara, Andre Breton, Salvador Dali, Max Ernst, Man Ray. Back row: Paul Eluard, Hans Arp, Yves Tanguy, Rene Crevel, 1933.

Una parabola non felice, iniziata a Parigi, nel 1900 in una famiglia della piccola borghesia transalpina che fu per lui fonte di numerosi episodi spiacevoli: il padre, tipografo, si suicidò nel 1914; la madre, molto cattolica, ebbe con René un pessimo rapporto, il fratello, malato di tubercolosi, morì giovanissimo.  Crevel si laureò in filosofia all'Università di Parigi e collaborò con varie riviste letterarie.  Tra la fine degli anni dieci e l'inizio degli anni venti condusse una vita piuttosto disordinata, che tuttavia gli permise di conoscere Klaus Mann (figlio del più celebre Thomas), che s'innamorò di lui, e soprattutto André Breton, il teorico del surrealismo che lo fece entrare nel suo movimento (1925).  Dopo essersi iscritto al Partito Comunista Francese nel 1924 Crevel pubblicò la sua prima opera Détours (Deviazioni). Nel 1925, anno della pubblicazione del romanzo Mon corps et moi (Il mio corpo e me), iniziò una tempestosa storia d'amore con il pianista e pittore statunitense Eugene Mac Cown, che probabilmente venne usata dai surrealisti (che non vedevano affatto di buon occhio la sua omosessualità, anche se nel suo caso forse sarebbe più corretto parlare di bisessualità) come pretesto per espellerlo dal gruppo nell'ottobre dello stesso anno. Nel 1926, dopo la pubblicazione di La mort difficile (La morte difficile), Crevel si accorse di essere anch'egli malato di tubercolosi. Continuò a pubblicare numerose opere, tra cui ebbero particolare successo Etes-vous fous? (Siete pazzi?) del 1929 e Les pieds dans le plat (I piedi nel piatto, espressione colloquiale francese per indicare una gaffe) del 1933.  Rimanendo fedele ad André Breton, tentò di accordare gli obiettivi di comunisti e surrealisti.  Nel 1934 si legò sentimentalmente a Tota Cuevas de Vera de la Serna, una ricca aristocratica sudamericana. La fine è nota. 

Notte

Dolcemente per dormir all'ombra dell'oblio
stasera
ucciderò i malandrini
taciti ballerini
della notte
che con piedi di velluto nero
mi suppliziano la carne nuda
supplizio dolce come l'ala dei pipistrelli
sottile tanto da far tremare
nei punti dove timida la pelle s'emoziona
per meglio amare, e aver paura
d'un corpo altrui e del freddo.
Ma stasera con che fiume fuggire o mia ragione?
È l'ora dei ragazzacci
l'ora delle canaglie.
Due occhi d'ombra spalancati nella notte
mi sarebbero dolci, dolci.
Prigioniero di tristi stagioni
son solo, che bel crimine rilucente
laggiù, laggiù all' orizzonte
forse un serpente e raggelato dal non amar affatto.
Ma dove scorre allargo, dove
il fiume che stasera serve
a fuggire la mia ragione?
Le città van sulle sponde
capelli lucidi, occhiaie profonde.
Niente so dire a queste puttane
per le quali sono
dei ragazzacci
per le quali sono
dei fieri sensali.
Son solo, che bel crimine rilucente
due occhi d'ombra spalancati nella notte
mi sarebbero dolci, dolci.
È l'ora delle canaglie.


 
  (Top L-R) Georges Malkine and Rene Crevel. (Bottom L-R) André de La Rivière, Robert Desnos, André Lasserre. Photo by Man Ray.


Jacqueline Chaumont (Mouth) and Rene Crevel (Eye) in dadaist play ‘Coeur

domenica 13 agosto 2017

RINGL + PIT = FOTOGRAFARE PER ESSERE

Quando sarà spezzata l’infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, e l’uomo – finora abominevole – le avrà concesso il suo congedo, sarà poeta anche lei! La donna troverà l’ignoto! (…) Troverà strane cose, insondabili, ripugnanti, deliziose.

Arthur Rimbaud

Ringl + Pit (Ellen Auerbach & Grete Stern) Combination, 1930
Questa la foto che le ritrae a 91 e 89 anni quando si ritrovano a New York nel 1995

RINGL + PIT. Il nome sembra già una tag. Eppure siamo negli anni ’30 a Berlino. Devono passare 60 anni per ritrovarsi a New York in questa foto che le ritrae a 91 e 89 anni per girare Ringl and Pit documentario di Juan Mandelbaum (1955) su una bella storia che molti avevano dimenticato.

Grete Stern (1904 Wuppertal-Elberfeld - 1999 Buenos Aires) ed Ellen Rosenberg Auerbach (1906, Karlsruhe - 2004, New York City) sono due artiste d'avanguardia tedesche. Si incontrano durante la Repubblica di Weimar nel 1929, e decidono di aprire uno studio di fotografia e di concept design in un momento di grandi sconvolgimenti economici, politici, ideologici che vede Berlino diventare polo di aggregazione e propulsione. Una città libera, trasgressiva, violenta e sorridente come non lo sarebbe mai più stata.

Grete Stern ha studiato graphic design alla Technische Hochschule di Stoccarda dal 1923 al 1925. Nel 1927 raggiunge Berlino, dove risiede il fratello Walter, grazie al quale conosce Umbo (Otto Umbher), che frequenta artisti e attori della Berlino bohémien.

In una di queste serate le presenta a Walter Peterhans, insegnante e direttore del corso di fotografia presso la scuola Bauhaus dal 1929 fino al 1933, da cui Grete inizia a prendere lezioni private (e poi lo segue al Bauhaus), dapprima come unica allieva, poi con Ellen Auerbach. Dall’incontro con Ellen, che è di due anni più giovane di lei, figlia di un facoltoso uomo d’affari, nascerà un profondo rapporto di amicizia e un sodalizio professionale che le porterà, nel 1930, ad aprire un loro studio specializzato in ritratti fotografici e pubblicità: si chiamerà ringl+pit photography studio, dai loro soprannomi da bambine (ringl/Grete, pit/Ellen).

Il loro lavoro geniale, che proseguirà autonomamente per altri 40 anni, è però proprio tra il 1930 e il 1935 che esplode come una super nova, influenzando fortemente grafica e pubblicità, che il clima tedesco considera al pari delle altri arti espressive e che loro praticano professionalmente, alternando ricerca espressiva ad attività commerciale.

Scrive Silvia Mazzucchelli: “Grete ed Ellen incarnano la nuova condizione femminile emersa dopo l’avvento della prima guerra mondiale, che apre la strada alle donne in diversi settori professionali fino a quel momento inaccessibili. Con la Repubblica di Weimar ottengono il diritto di voto e il Bauhaus diventa uno spazio aperto a questa emancipazione, anche se Walter Gropius, dirotta le numerose presenze femminili verso i corsi di ceramica, tessitura e rilegatura In questo contesto, la fotografia (e il racconto autobiografico) assume grande importanza per il mondo femminile, poiché diviene uno strumento per esplorare e mettere in discussione la propria dimensione esistenziale e allo stesso tempo rivendicare la possibilità di autoaffermarsi.”



In questo clima culturale, Grete ed Ellen (come Claude Cahun e Suzanne Malherbe in Francia), creano uno spazio anarchico, nel quale creatività e rapporti affettivi si mischiano, coinvolgendo amici, amanti e infine i loro rispettivi compagni Horacio Coppola e Walter Auerbach.

Cambia l’approccio. Il progetto è di chi lo porta avanti al di là di ogni tipo di rigida suddivisione gerarchica. L’autore diventa l’artefice, ma l’idea viene poi affinata, come l’arrangiatore che modifica l’orchestrazione di un brano.

Nelle immagini pubblicitarie per Pétrole Hahn, un popolare shampoo per capelli, le artiste riescono a usare il fotomontaggio per minare lo stereotipo della donna perfetta, veicolata dalla stessa pubblicità. Il trucco e il taglio moderno del manichino sono in netto contrasto con la camicia da notte della madre di Ellen. Inoltre la mano che sostiene il prodotto pubblicizzato appartiene a una vera modella; così le artiste, grazie alla combinazione di diversi elementi fra loro incongrui, rimarcano l’idea di artificio sottesa alla percezione della bellezza femminile.
Con l'arrivo al potere di Hitler Ellen va prima in Palestina, poi negli Stati Uniti. Grete si trasferì invece prima a Londra e poi in Argentina dove frequenta con successo gli ambienti artistici d'avanguardia e collabora con la rivista “Idillio” di Buenos Aires. Portò al massimo livello la tecnica dei fotomontaggiche chiamava “Suenos” (sogni) anche perché volevano proprio illustrare emozioni interpretatee nelle sue più varie modalità.

Questi “sogni” apparvero subito dei capolavori che applicavano alla fotografia le concezioni surrealiste e visionarie all'epoca in auge nel mondo nell'arte, influenzando fortemente la cultura latinoamericana, divenendo con Horacio Coppola, con cui si sposerà e poi divorzierà, una delle figure di riferimento della fotografia di avanguardia.




ringl+pit Bertolt Brecht, 1931
 





ROYAL ROBERTSON – IMPARARE ARTE PER CORRISPONDENZA E SALVARE IL MONDO




Royal Robertson è il punto di congiunzione tra arte alienata e arte di strada, fu sicuramente un maestro del’outsider artist di sicuro spessore e un profeta dell'arte aliena, poi vi spiegheremo perché. Nato a St. Helena Parish, Louisiana, nel 1936, Robertson ha trascorso quasi tutta la sua vita in Louisiana, lavorando prima come apprendista, bracciante, poi come pittore di insegne.

Frequenta l’equivalente della terza classe e poi si iscrive a un corso di arte per corrispondenza.
Dopodiché, per tutta la vita, sforna figli (11 con Adell Brent), per poi diventare ministro della fede (avrei voluto ascoltare le sue prediche) una volta che lei lo lascia dopo 19 anni di matrimonio, nel 1974, abbandonandolo alla sua follia.

Il problema di Royal è che soffre di schizofrenia paranoide. Afferma di aver avuto la sua prima visione, una nave spaziale con Dio come pilota, quando aveva quattordici anni. Ma ora va peggio. Quando il suo matrimonio finisce cominciò a registrare le sue visioni, nelle quali gli alieni vogliono mettere fine alla nostra esistenza. Ci mette così in guardia dall’Armageddon, convinto  di essere stato vittima di una cospirazione femminile globale. Egli credeva infatti che il tradimento della sua ex-moglie sarebbe la causa della distruzione catastrofica dell'umanità.






Apre una bottega che diventa la sua cappella Sistina. Nelle sue opere miscela numerologia e profezie bibliche della fine dei giorni dal Libro della Rivelazione, mostri come Godzilla, disegni architettonici, supereroi, poster…

Riesce ad avere un numero crescente di collezionisti ed estimatori che, quando nel 1992, la sua casa viene distrutta dall'uragano Andrew lo aiuteranno a rimettersi in piedi.

Morirà nel 1997 a Houston, Texas.

Il lavoro di Robertson, spesso di segno infantile, è stato raccontato in numerose mostre e una serie di opere fanno parte di collezioni permanenti, tra cui il Museo d'Arte Smithsonian American.



L’APPARTAMENTO RIMASTO NEL 1942. PARIS TIME CAPSULE

 

A Parigi, Square la Bruyère 2, è una strada privata in una zona al confine tra Mommartre e Pigalle, non lontano da Opèra Garnier.  All’inizio del ‘900 zona elegante ed esclusiva, ora terra di Peep Show e centri massaggi. Vicino a un ristorante dal nome evocativo INATTENDU (inaspettato) c’è un appartamento di 140 mq che ha dormito per 68 anni, lasciando intatto il suo carico di ricordi e di tesori. Venne riaperto nel 2010 da un ufficiale giudiziario dopo essere rimasto per decenni abbandonato nel tempo, come una bottiglia con il messaggio lanciata nel mare.    

"C'era un odore di vecchio, di polvere...camminavamo sotto alti soffitti in legno, andando in cucina notammo un vecchio forno a legna e un lavandino in pietra,  uno struzzo impagliato e poi un pupazzo di Mickey Mouse di prima della guerra, un comò squisito...ma il cuore ebbe un sussulto quando ci trovammo davanti una splendida tela raffigurante una donna in abito di seta rosa."  
(Ufficiale giudiziario Oliver Choppin-Janvry )     

La tela era di Giovanni Boldini, e la casa apparteneva a Madame de Florian una  attrice, costretta ad abbandonarlo durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca della città. Anche dopo la pace, la donna per motivi non conosciuti non tornerà più a Parigi ma continuerà a pagare la manutenzione della casa fino all'età di 91 anni, quando muore.  Ma torniamo al quadro. Nel 1888 Giovanni Boldini aveva infatti ritratto una delle donne più affascinanti e famose sulla scena mondana, Marthe de Florian (1864-1939), al secolo Mathilde Héloïse Beaugiron, cortigiana che vantava amanti facoltosi e una vita turbolenta. Il dipinto non era una commissione e in effetti non fu mai elencato o esposto, ma si trattava di un dono dell'artista alla sua amante. Boldini la rappresentò nel pieno della sua bellezza, a ventiquattro anni, fasciata da un abito di seta rosa molto scollato, seduta sul divano in una posa sensualissima.  Marthe lo portò nel suo magnifico appartamento, tipicamente sovraccarico, lezioso ed eccentrico. Lo lasciò quindi in eredità ad una nipote, Solange Beaugiron, che vi abitò fino al 1942, quando la Francia fu invasa dalla Germania nazista, Solange fu costretta a fuggire, chiudendo il gas e dietro di sé la porta per sempre.         La casa ora era lì, carica di polvere, con gli oggetti lasciati dove erano, come per una gita in campagna, con i quadri appoggiati a terra, e le riviste del tempo. Con la ricetta del medico e la nota della spesa. Con i cavetti della luce di stoffa ritorta.  Una capsula del tempo da togliere il fiato.  A questa vicenda è stato dedicato un libro, “Un favoloso appartamento a Parigi di  Michelle Gable.     Tutto, poi, è andato disperso in vendite all’asta. Il capolavoro di Boldini è stato venduto da Choppin de Janvry & Associés, Parigi, Hôtel Drouot, il 28 settembre 2010, per €2.108.000,00. Record per l’artista.
La scrivania con specchio a 2000 euro (l'avrei presa io...)
Credo poi di aver riconosciuto l’appartamento, ristrutturato, in un catalogo immobiliare. Avevano messo un parquet nuovo.






 

"Ritratto di Madame de Florian" (1888) G.Boldini

Marthe Donas il giorno delle nozze

FERDINAND CHEVAL. L'ARCHITETTO DEI SOGNI.

A piedi prima, in bicicletta poi, il postino non era certo un lavoro leggero se dovevi farlo in campagna, tra le colline del Sud est della Francia, a Charmes-sur-l’Herbasse, nella Drôme, alla fine dell’800 e magari vivevi a 12 km di distanza. Una passeggiata con il borsone di cuoio che ti tagliava la spalla e che poteva durare decine di chilometri, in tutte le condizioni climatiche, con le strade in terra battuta. E meno male che nel 1888 quell’inglese, John Boyd Dunlop, avrebbe inventato il pneumatico.   
Deve essere proprio in una di queste lunghe sgroppate solitarie che deve essere nata la voglia e il desiderio di dare vita a qualcosa di unico e irripetibile a Ferdinand Cheval (Charmes-sur-l'Herbasse, 1836 – Hauterives, 1924) un postino francese privo di formazione architettonica, artistica accademica, che ha impiegato 33 anni per la costruzione di una struttura straordinaria, denominato “Palais Ideal”, “Palazzo ideale”. O forse è meglio dire “immaginario”: una reggia su scala ridotta di 350 metri quadrati, costituita da rocce di strane forme, cementate insieme, utopica e sognante.

 
 
La costruzione del palazzo iniziò nel 1879 e inizià con quella che ora è la facciata orientale, e fu completata nel 1902 con 930-000 ore di lavoro, 1000 metri cubi di mattoni e 3500 sacchi di calce.

Vi avevo detto che le strade erano un disastro? Bene. Cheval iniziò a realizzarlo dopo essere inciampato su una pietra. Da quel momento l’idea, le tasche e la tracolla piene di sassi e decine e decine di miglia per raccogliere e collezionare sassi e ciottoli dalle forme stravaganti, elevando a piccolo capolavoro anche il più piccolo pezzetto di roccia.
 

Considerato uno straordinario esempio di architettura naïf con forti connotazioni di Art Brut, il Palaìs Ideal presenta un complesso quanto singolare apparato decorativo caratterizzato da elementi antropomorfi e allegorici, che traggono ispirazione dalla tradizione cristiana della Bibbia e della mitologia Indù. Un labirinto costituito da un insieme di corridoi, grotte, camminamenti e terrazze che si sviluppano in modo fantasioso e che riportano la fitta decorazione che contraddistingue l'intera opera.

Oggi il suo lavoro rappresenta un particolare esempio di architettura naïf e nel tempo ha sollecitato la curiosità di artisti come André Breton, Max Ernst e Pablo Picasso. Il Palais Ideal si trova a Hauterives, una città nel sud est della Francia. E’ aperto quasi tutto l'anno per le visite e spesso è utilizzato per concerti e mostre d'arte. Nel 1969 è stato riconosciuto monumento nazionale francese.

Una volta vecchio Cheval espresse il desiderio di essere seppellito all'interno del proprio palazzo, ma legge non lo avrebbe permesso se non dopo la cremazione, pratica che il postino proprio non accettava.

Per questa ragione Cheval dedicò otto dei suoi ultimi dieci anni di vita alla costruzione di un mausoleo nel cimitero di Hauterives a cui diede il nome di Tombeau du silence et du repos sans fin ("Tomba del silenzio e del riposo senza fine"). Qui fu sepolto nel 1924.